Almanacco del Cinturino

Eco-Drive

Eco-Drive è un marchio registrato di Citizen, non un concetto generico di orologeria: lo specifico qui perché nel settore si usa spesso come sinonimo di «quarzo solare», e la distinzione conta. La tecnologia sottostante è un quarzo alimentato da cella fotovoltaica integrata sotto il quadrante, capace di convertire qualsiasi fonte luminosa — naturale o artificiale, fluorescente compresa — in corrente elettrica sufficiente ad alimentare il movimento e ricaricare un accumulatore interno.

La storia è più lunga di quanto sembri. Citizen presentò il Crystron Solar Cell già nel 1976, ma le celle di allora erano visibili e ingombranti. Il salto reale arrivò quando l'azienda riuscì a posizionare le celle sotto quadranti scuri e ad assorbimento elevato, ricavando comunque energia sufficiente anche in condizioni di luce debole. Nel 2002 il progetto Eco-Drive VITRO rese le celle praticamente invisibili a occhio nudo, aprendo la strada a quadranti esteticamente indistinguibili da un quarzo convenzionale. Da quel momento, materiali come la madreperla — semi-trasparente per natura — o la carta Washi giapponese, sufficientemente porosa da lasciar filtrare la luce, sono stati usati come piani-quadrante funzionali, non solo decorativi: la luce li attraversa e raggiunge la cella sottostante.

Sul piano tecnico, l'energia in eccesso rispetto al consumo immediato viene immagazzinata nell'accumulatore. Un orologio completamente carico può funzionare al buio per un periodo che varia secondo il calibro: i dati dichiarati oscillano tra 240 e 270 giorni per i modelli più efficienti. Citizen indica che le celle mantengono circa l'80% della capacità originale dopo vent'anni di utilizzo, dato che mi risulta coerente con i pezzi che sono passati dal mio banco.

Rispetto a un quarzo a batteria tradizionale, il vantaggio operativo è concreto: nessuna apertura della cassa per il cambio pila, nessun rischio di perdite di batteria che attacchino i contatti interni, nessun deterioramento del sigillo di tenuta all'acqua a ogni intervento. Il rovescio è che l'accumulatore, a differenza di una pila standard, non si sostituisce con semplicità estrema: quando perde capacità dopo molti anni, serve un intervento tecnico.

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