La Storia di un Cinturino Co-Autore

La storia di un cinturino co-autore

Antonio Zichichi — Fondatore di Milano Straps

Mio padre era orologiaio. Non di professione — di passione. In casa c'erano sempre orologi aperti sul tavolo, movimenti in attesa di essere rimontati, cinturini consumati che aspettavano di essere sostituiti.

Da lui ho ereditato l'amore per i segnatempo. Ma quello che mi ha preso davvero, nel tempo, è stata la pelle. Un materiale vivo, che cambia, che porta con sé il tempo di chi lo indossa. Come un orologio, ma diverso. Un orologio misura il tempo. La pelle lo assorbe.

Milano, 1984.

Ho aperto il mio primo negozio a Milano. Orologi vintage — quelli erano gli anni in cui nessuno li cercava ancora seriamente, e si trovavano cose straordinarie a prezzi che oggi farebbero ridere.

In quel negozio ho fatto una scoperta che non ho più dimenticato. Un Patek degli anni Cinquanta, quadrante originale, movimento perfetto. Bellissimo. E sopra, un cinturino anonimo — lo stesso che ci avrebbe messo chiunque, acquistato senza pensarci. Quell'orologio sembrava spento. Non mancava niente di tecnico. Mancava il compagno giusto.

Da quel momento ho iniziato a capire che il cinturino non è un accessorio. È un co-autore. L'orologio racconta una storia — il cinturino decide come quella storia viene letta.

Il mestiere.

Ho iniziato a produrre cinturini a mano, uno per uno. Non avevo una formazione da pellettiere — ho imparato guardando, sbagliando, ricominciando. Ho imparato che la qualità di un cinturino si misura in dettagli che la maggior parte delle persone non vede. Ma che il polso sente ogni giorno.

Non mi sono mai considerato un designer. Mi considero un maestro artigiano. La differenza è concreta: un designer fa disegni, un artigiano fa oggetti. Ogni cinturino che esce dal mio atelier ha passato attraverso le mie mani. Ho scelto la pelle — belly cut o hornback, concia vegetale, spessore al millimetro

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