Almanacco del Cinturino

Motrice

La molla motrice è il serbatoio di energia di qualsiasi orologio meccanico: una lamina d'acciaio temprato arrotolata all'interno di un bariletto, che immagazzina coppia durante la carica e la cede progressivamente al treno di ruote. Dal banco ho visto ogni tipo di guasto, e la maggior parte dei problemi di precisione comincia qui, non allo scappamento.

Il bariletto non è un semplice contenitore. Le sue dimensioni determinano direttamente la lunghezza e lo spessore della molla, quindi la riserva di carica e la curva di coppia. Un bariletto da 35 mm con tre metri di molla e trenta spire, come quello dell'Honoris ricavato direttamente dalla platina, distribuisce una coppia relativamente stabile per quasi tutta la riserva. Un doppio bariletto, invece, somma le energie di due molle in parallelo o in serie: il calibro 9SA5 di Grand Seiko arriva a ottanta ore mantenendo uno spessore di poco più di cinque millimetri. Più bariletti significa anche che i picchi di coppia si smorzano, perché ciascuna molla lavora su un intervallo di svolgimento più contenuto.

Il problema centrale della molla motrice è la non linearità: eroga coppia elevata a molla carica, coppia calante a molla quasi scarica. Questa variazione si trasmette al bilanciere e si legge come variazione di ampiezza, poi come variazione di rate. I costruttori storici rispondevano con la trasmissione fusée-and-chain: una catena collega il bariletto a una puleggia conica di diametro variabile, compensando meccanicamente il decadimento di coppia. I cronometri marini di Berthoud e gli strumenti di marina britannica lo imponevano come standard. Oggi lo si trova su pezzi da alta orologeria come il Tourbograph Perpetual di A. Lange & Söhne. Il remontoire d'égalité e il constant-force escapement lavorano sul medesimo principio ma a valle, disaccoppiando lo scappamento dalla trasmissione diretta e dosando impulsi uniformi all'ancora a intervalli fissi.

Il meccanismo stop-works, spesso una stella di Maltese, taglia invece le estremità della curva: blocca l'ultimo quarto e il primo quarto di svolgimento, dove la coppia è rispettivamente troppo alta o troppo bassa. Si perde riserva nominale, ma si guadagna in linearità effettiva. L'indicatore di riserva di carica mostra dove ci si trova su questa curva: uno strumento utile non solo per comodità, ma per capire in quale zona di coppia opera il movimento in un dato momento. Il Dymograph del Royal Oak Concept del 2002 portava questo concetto oltre, mostrando direttamente il torque istantaneo della molla. La tecnologia Spring Drive di Seiko risolve il problema per altra via: usa una molla motrice tradizionale ma regola il rilascio con un freno elettromagnetico senza batteria, arrivando a un secondo al giorno su base costante. Non so se questa soluzione troverà eredi diffusi fuori da Seiko.

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