La madreperla non è un materiale omogeneo: ogni disco tagliato dalla conchiglia è diverso dall'altro, e questa variabilità è esattamente il problema che il quadrantista deve gestire prima ancora di pensare all'estetica. Si tratta dello strato più interno di certi molluschi bivalvi — ostriche, murici, nautili — composto da aragonite cristallizzata in lamelle microscopiche. Sono queste lamelle, disposte in strati sovrapposti con spessori nell'ordine dei nanometri, a produrre l'iridescenza: la luce si rifrange tra uno strato e l'altro e restituisce colori che cambiano con l'angolo di osservazione. Non è una tinta, è un fenomeno fisico.
In orologeria si lavora principalmente con due tipi. La madreperla bianca proviene dall'ostrica comune e dà riflessi caldi, dal bianco al rosa al crema. La madreperla nera — più propriamente grigia — viene dalla Pinctada margaritifera, l'ostrica dalle labbra nere della Polinesia francese: il suo spettro iridescente spazia dal verde al viola al blu, con picchi che nessun pigmento riesce a replicare. Ho tenuto in mano dischi di entrambe le provenienze: la tahitiana ha una densità visiva che la bianca non ha.
Il nodo tecnico è la fragilità. La madreperla si crepa sotto pressione, si scheggia in taglio, non tollera variazioni termiche brusche. Uno spessore standard da quadrante si aggira intorno ai 0,3–0,4 mm — c'è chi scende a 0,22 mm per effetti di sovrapposizione — e a queste misure ogni errore di lavorazione è irreversibile. Il guilloché sulla madreperla, che pure si fa, richiede pressioni bassissime e utensili affilati con cura maniacale; sbagli l'angolo di un grado e la superficie si rompe.
Le tecniche decorative che sfruttano la madreperla sono diverse. La marqueterie assembla frammenti tagliati a formare motivi figurativi o geometrici. La nacre brouillé applica vernice colorata sul retro del disco con un pennello di setole di cavallo, lasciando che il colore filtri attraverso la traslucenza del materiale e crei nuvole irregolari non riproducibili. La miniatura dipinta usa la madreperla come supporto per strati sovrapposti di colori a tempera, cotti in forno. La tecnica giapponese raden intarsia frammenti di madreperla sotto strati di lacca naturale.
Un aspetto spesso trascurato: la madreperla è semi-trasparente. Citizen lo sfrutta nei quadranti Eco-Drive lasciando che la luce attraversi il disco per alimentare la cella solare sottostante. Altri costruttori dipingono il retro di un disco bianco con lacca colorata per ottenere tonalità — azzurro, verde, blu — che la madreperla naturale non possiede. Il colore non è nella madreperla: è sotto di essa.