Almanacco del Cinturino

Cronografo

Il cronografo non è un cronometro: misura intervalli di tempo sovrapposti alla funzione ore-minuti senza interferirla. È la distinzione che faccio sempre per prima al banco, perché la confusione è quasi universale. Il movimento base continua a girare; il meccanismo cronografico si innesta e disinnesta sopra di esso quando si preme il pulsante.

Il cuore della complicazione è il sistema di comando. La ruota a colonne — un tamburo dentato a profilo di stella — dirige in sequenza avvio, arresto e azzeramento con una precisione che i sistemi a camme piatte non raggiungono. La si riconosce al tatto: la pressione sul pulsante ha una risposta netta, quasi un clic pulito. Nei movimenti economici si usano camme perché costano meno da fresare; nei calibri seri si usa la ruota a colonne. La differenza non è estetica, è nella ripetibilità del gesto nel tempo.

L'altro nodo tecnico è il tipo di frizione. La frizione orizzontale — horizontal clutch — collega la ruota dei secondi al moto centrale sul piano orizzontale; al momento dell'innesto può causare un micro-scatto della lancetta. La frizione verticale — vertical clutch — accoppia i componenti su un asse verticale e dà una partenza praticamente priva di sobbalzi. Nei calibri integrati moderni la frizione verticale è diventata quasi uno standard; in molti cronografi vintage e in certi calibri a modulo la si trova orizzontale, e il piccolo salto della lancetta al via è un segno diagnostico utile durante una revisione.

Sul layout dei pulsanti: il cronografo classico a due pulsanti ha il via/stop a ore 2 e l'azzeramento a ore 4. Il monopulsante — spesso integrato nella corona o in un pusher unico — cicla le tre funzioni in sequenza con pressioni successive; richiede attenzione nell'uso perché non si può fermare e ripartire senza passare per lo zero. Il flyback risolve il problema opposto: con il cronografo in marcia, una sola pressione azzera e riparte istantaneamente — utile per misurazioni consecutive senza interruzione. Longines lo sviluppò negli anni Trenta per l'aviazione; oggi lo si trova in calibri integrati di produzione propria e in qualche modulo Dubois-Dépraz.

I grandi calibri cronografici della storia che ho smontato più spesso: il Valjoux 72, il Venus 178, il Landeron 248, il calibro 11 a modulo (base Calibre 11 con Dubois-Dépraz, corona a ore 9 come sul Monaco), e i calibri Universal Genève — il 281 dei Compax e il 481 con calendario completo. L'Excelsior Park EP40 a carica manuale è sottovalutato: il meccanismo dei pulsanti è tra i più precisi della categoria, meglio del Valjoux 72 nella maggior parte degli esemplari che ho passato per le mani. Il cronografo rientra, insieme alla ripetizione minuti e al calendario perpetuo, nelle tre complicazioni tradizionalmente riconosciute come grand complication.

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