Almanacco del Cinturino

Champlevé

Champlevé significa letteralmente «campo rialzato»: non è il colore che si alza, ma il metallo che rimane intorno alle cavità. L'artigiano scava la base — oro, argento, rame — e lascia in rilievo le pareti che incorniceranno ogni zona di colore. È il contrario di quanto sembra a prima vista.

Il processo parte dall'incisione, che può essere eseguita a bulino, con fresa o con acido. La profondità delle cavità non è arbitraria: uno scavo troppo basso non trattiene lo smalto in cottura, uno troppo profondo rende impossibile la livellazione finale. Dal banco vedo spesso quadranti dove questa calibrazione è approssimativa — lo smalto traborda oppure rimane affossato, e la superficie finita non è mai piana. La precisione dello scavo determina la qualità del risultato prima ancora che entri in gioco il fuoco.

Lo smalto vetroso viene depositato nelle celle in polvere o in pasta, quindi il pezzo va in forno. Qui entra la distinzione con Grand Feu: Grand Feu descrive il metodo di cottura ad alta temperatura, intorno agli 800 °C; champlevé descrive la struttura della superficie ricevente. I due termini non sono alternativi — si usano spesso insieme, perché le celle champlevé vengono cotte Grand Feu. Un quadrante può essere Grand Feu senza essere champlevé, se lo smalto è steso su superficie piana; ma un champlevé eseguito a regola d'arte è quasi sempre cotto ad alta temperatura.

Il numero di passaggi in forno varia. Alcuni esecutori applicano lo smalto in strati successivi, cuocendo ogni strato, per ottenere profondità cromatica o effetti traslucidi — casi documentati arrivano a nove strati. Ogni cottura è un rischio irreversibile: le temperature non sono mai identiche, e le tensioni termiche possono spaccare sia lo smalto sia il metallo sottostante.

La differenza con il cloisonné è strutturale: nel cloisonné le pareti che separano i colori sono sottili strisce metalliche saldate sulla superficie, non ottenute dallo scavo. Nel champlevé la struttura portante e quella decorativa sono un unico pezzo di metallo. Questa continuità rende il champlevé più robusto meccanicamente, ma anche più esigente in fase di incisione.

La tecnica si applica tanto ai quadranti quanto alle ghiere e alle casse. Su superfici convesse — il centro sferico di certi quadranti astronomici, ad esempio — la difficoltà aumenta perché lo smalto tende a scorrere durante la cottura. Qualunque deviazione dalla pianta orizzontale richiede accorgimenti nella viscosità della pasta e nel tempo di permanenza in forno.

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