La lubrificazione è il punto critico di ogni revisione: sbagliare olio, sbagliare punto o sbagliare quantità compromette la precisione più di qualsiasi usura meccanica. L'ho imparato a Piaget nel 1974, sui calibri ultrapiatti dove lo spazio per l'errore era zero.
Gli oli naturali — neatsfoot, spermaceti di balena — hanno dominato fino agli anni Cinquanta, quando Moebius introdusse i sintetici come il Synt-a-Lube 9010. Il salto fu radicale: gli oli naturali si addensavano in mesi, quelli sintetici resistono anni. Questo solo fatto ha cambiato la frequenza delle revisioni. Ma la durata non è infinita: ogni calibro ha il proprio lubrication chart, uno schema firmato dal costruttore che specifica quale olio, in quale punto, in quale quantità. Non è un dettaglio: è il documento di riferimento che apro ancora oggi sul banco, dopo cinquant'anni.
L'attrito allo scappamento è il problema più costoso in termini energetici. Lo Swiss lever tradizionale — nato da Mudge nel 1755 — trasmette meno del 33% dell'energia del bariletto, proprio per l'attrito tra palette e denti della ruota di scappamento. Richiede lubrificazione costante, e quando l'olio degrada, la stabilità crolla. Breguet aveva già intuito la direzione opposta nel 1789 con il natural escapement, teoricamente esente da lubrificazione. George Daniels ha riletto quell'intuizione nel Co-Axial brevettato e poi ceduto a Omega nel 1999: impulso tangenziale invece che radiale, attrito ridotto, intervalli di manutenzione allungati.
Il passo successivo è stato eliminare l'olio del tutto. Il silicio è auto-lubrificante per natura: la sua superficie riduce l'attrito senza additivi chimici, non si corrode, è leggero e non-magnetico. Quando Ulysse Nardin montò le prime parti in silicio nel Freak, all'inizio degli anni Duemila, il punto non era l'estetica: era togliere l'olio dall'equazione. Patek Philippe con il Silinvar, IWC con il Diamond Shell sul tourbillon della Portugieser — rivestimento diamantato su componenti in silicio — e Sinn con la tecnologia DIAPAL del 2001 seguono la stessa logica: nessun olio da cambiare, nessun degrado programmato.
C'è poi un uso della lubrificazione che non riguarda il movimento: Ressence riempie la camera superiore del Type 3 con 35,7 ml di olio non per lubrificare nel senso stretto, ma per eliminare la rifrazione ottica tra disco e cristallo di zaffiro. L'olio lubrifica anche il sistema ROCS, ma la ragione primaria è ottica. È un caso in cui il fluido cambia funzione senza cambiare natura.
La finitura mi-glace sui rubini — superficie arrotondata anziché piatta, tra i criteri del Poinçon de Genève — migliora anche la ritenzione dell'olio nel punto di contatto. Un dettaglio di rifinitura che ha conseguenze funzionali dirette.