Almanacco del Cinturino

Frizione orizzontale

La frizione orizzontale è il più antico dei due sistemi di innesto usati nei cronografi meccanici, e ancora oggi divide i progettisti. Il suo principio è semplice: una ruota dentata, piana rispetto al movimento, scivola lateralmente nel piano del calibro per agganciarsi alla ruota dei secondi del cronografo. Quando si preme il pulsante di avvio, l'innesto avviene nel piano orizzontale, da qui il nome.

Il problema storico di questo sistema è lo stuttering: quel piccolo scatto visibile sulla lancetta dei secondi nel momento dell'aggancio. Succede perché i denti delle due ruote non sono in fase quando si toccano. Non è un difetto di costruzione, è una conseguenza geometrica dell'innesto laterale. Lo si vede chiaramente su certi calibri vintage, Lemania 2310 in testa, e non sparisce mai del tutto. Agenhor ha brevettato una variante micro-dentata che riduce il fenomeno in modo apprezzabile, ma non lo elimina. F.P. Journe ha aggirato il problema in modo diverso, con un pignone oscillante che cambia la logica dell'aggancio alla radice.

Perché allora i costruttori continuano a usarla? Tre ragioni. Prima: è visivamente più leggibile dall'alto, il che conta sui movimenti scheletrati o con fondello trasparente. Seconda: si integra bene con la ruota a colonne, il sistema di controllo a cui si abbina nel calibro El Primero, nel Seagull ST-1901B, nel Czapek SXH6 e in decine di altri. Terza: in versione flyback, come nel Calibre HMC 700 di H. Moser, può lavorare su due stadi successivi permettendo transizioni rapide e controllate che la frizione verticale ottiene con maggiore difficoltà meccanica.

La frizione verticale, per confronto, aggancia lungo l'asse del movimento: le superfici si toccano faccia a faccia come due dischi di frizione, il che elimina lo stuttering e garantisce una partenza lineare. I puristi la preferiscono. Ma occupa più spazio in altezza, complica la lettura del movimento dall'esterno e nei calibri ultrapiatti diventa un problema serio. Ho avuto sul banco calibri dove i progettisti hanno scelto la frizione orizzontale proprio per guadagnare decimi di millimetro di spessore.

Sui cronografi da tasca del primo Novecento la frizione orizzontale era quasi universale, abbinata a cam invece che a ruota a colonne. La cam è meno precisa ma più economica da produrre: Lémania la usava ancora nel 1877, come nel Franck Muller Endurance 24. La ruota a colonne ha progressivamente preso il sopravvento nel segmento alto, ma la cam sopravvive nei movimenti di gamma media.

Dal banco: quando smonto un cronografo con frizione orizzontale e vedo segni di usura anomala sui denti di innesto, il problema quasi sempre non è la frizione in sé ma un rimontaggio scorretto che ha lasciato gioco eccessivo tra le due ruote. La distanza di innesto è critica quanto la qualità delle superfici.

Vuoi scoprire di più?