Almanacco del Cinturino

Cronometro

La parola «cronometro» non è un sinonimo di orologio preciso: è un titolo tecnico che si guadagna superando test certificati da un ente terzo. In orologeria moderna il riferimento di base è il COSC, Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres, che accetta movimenti automatici con una deviazione compresa tra −4 e +6 secondi al giorno, misurata in laboratorio su 16 giorni consecutivi, in cinque posizioni e a tre temperature diverse. Superare quel test non è banale, ma è anche il gradino più basso della scala.

Lo standard ISO 3159 codifica gli stessi criteri a livello internazionale. Longines, ad esempio, fa certificare il calibro L836.6 da TimeLab Ginevra secondo questa norma dopo il montaggio in cassa, non prima: una scelta che garantisce che il movimento rispetti le tolleranze nell'orologio finito, non sul banco di regolazione. È una distinzione che vale la pena capire. Il COSC tradizionale certifica il movimento grezzo; certificare dopo il casing è più severo perché la cassa introduce variabili reali di uso.

Rolex fa un passo ulteriore con la Superlative Chronometer Certification, che porta la tolleranza a −2/+2 secondi al giorno: uno standard interno più stretto del COSC, applicato all'orologio completo. Omega invece si affida a METAS, lo Swiss Federal Institute of Metrology, che porta le tolleranze a 0/+5 secondi al giorno, aggiunge test di resistenza a 15.000 Gauss e verifica tenuta stagna e riserva di carica dichiarate. Per i movimenti a due lancette, senza secondi centrali, Omega ha sviluppato la Dual Metric Technology, che consente la certificazione Master Chronometer anche senza la lancetta dei secondi che il metodo fotografico tradizionale richiede.

La regolazione in cinque posizioni è il lavoro manuale che precede qualsiasi certificazione: il movimento viene cronometrato con la cassa nelle orientazioni ore 12, 3, 6, 9 e orizzontale. Più posizioni vengono bilanciate, più la precisione è stabile nell'uso reale. Alcune case parlano di «near-COSC accuracy» per movimenti non certificati ma regolati con cura analoga: è una dichiarazione commerciale, non un titolo tecnico.

Il termine ha radici nella storia della navigazione. I cronometri marini — deck-watch inclusi — usavano spesso lo scappamento a detent, tipo lo spring detent di John Arnold, scelto per il minimo attrito e la grande stabilità in condizioni di mare. Urban Jürgensen imparò quella tecnica direttamente da Arnold a Londra. Oggi il detent escapement sopravvive in pezzi come il Central Impulse Chronometer di Bernhard Lederer, con doppi remontoir d'égalité che forniscono impulso costante all'ancora. Il principio è lo stesso di allora: isolare il bilanciere dalle variazioni di forza della molla.

Una nota terminologica che vedo ignorare spesso: «cronometro» e «cronografo» non sono la stessa cosa. Il cronometro è una certificazione di precisione. Il cronografo è una complicazione che misura intervalli di tempo. Un orologio può essere entrambi, uno dei due, o nessuno.

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