La compensazione termica è uno dei problemi tecnici più antichi dell'orologeria meccanica, e ancora oggi non esiste una soluzione unica valida per tutti i movimenti. Il principio è semplice: qualsiasi materiale cambia dimensione con la temperatura, e in un movimento di precisione anche variazioni di pochi gradi producono errori di marcia misurabili.
Il punto critico è il bilanciere con la sua spirale. Quando la temperatura sale, il metallo si ammorbidisce leggermente e la spirale perde rigidità: il bilanciere oscilla più lentamente, l'orologio ritarda. La prima risposta storica fu il bilanciere bimetallico, noto già nel Settecento: il cerchione è composto da due metalli laminati insieme — tipicamente ottone e acciaio — con coefficienti di dilatazione diversi. Il cerchione è tagliato in due punti. Al calore, le due metà si incurvano verso il centro, spostando la massa verso l'asse e accelerando il bilanciere quanto basta a compensare il rilassamento della spirale. Il Calibre 135 Observatoire portava un bilanciere split bimetallico con viti di inerzia regolabili: massima raffinatezza, ma anche massima sensibilità a ogni variazione della regolazione. Harrison aveva già applicato lo stesso principio al pendolo del suo H1, sfruttando materiali a dilatazione differenziale per tenere costante la lunghezza effettiva del pendolo anche in mare.
Il Novecento ha spostato il problema dalla geometria del bilanciere ai materiali della spirale. Il Nivachron e, più tardi, il silicio hanno quasi eliminato la deriva termica della molla. La Spiromax di Patek Philippe, sviluppata con il CSEM e introdotta nel 2006, usa strati di biossido di silicio sulla superficie della spirale in silicio per ottenere un coefficiente di elasticità termica prossimo allo zero. Il bilanciere Glucydur — lega berillio-rame — lavora nella stessa direzione: densità alta, dilatazione bassa, e nella versione free-sprung elimina anche le incertezze introdotte dalla raquette.
Nei movimenti a quarzo il problema si trasforma: il cristallo di quarzo cambia frequenza di risonanza con la temperatura in modo prevedibile e misurabile. Un quarzo termocompensato — come l'ETA G10.212 AD — legge continuamente la temperatura e corregge elettronicamente la frequenza, raggiungendo precisioni dell'ordine di ±10 secondi annui che nessun bilanciere meccanico può avvicinare in uso quotidiano.
Nei sistemi a fluido come il Ressence Type 3 e gli orologi HYT, il problema è fisicamente diverso: l'olio o il liquido fluidico si dilata con il calore e crea pressioni interne che distorcono la lettura o rischiano di staccare il cristallo. La soluzione sono soffietti compensatori — sette nel Type 3 — che assorbono la variazione di volume senza trasferire pressione al cristallo. Nei mantici HYT il soffietto compensatore è integrato nel sistema idraulico stesso. Dal pendolo invar alle spirali in silicio, ogni era ha trovato il suo linguaggio per rispondere alla stessa fisica.