Almanacco del Cinturino

Clou de Paris

Il clou de Paris è una delle tecniche di guilloché più antiche, e anche una delle più fraintese. Non è una semplice texture: è un motivo a piramidi regolari ottenuto per incisione meccanica su tornio a ripetizione o su macchina a movimento rettilineo, che produce una trama densa di rilievi quadrangolari con sezione piramidale. Il nome viene dai chiodi a testa quadrata usati nella pavimentazione di certi quartieri di Parigi. Ogni piccola piramide cattura e respinge la luce in modo diverso a seconda dell'angolo di osservazione: è da lì che nasce la profondità visiva che distingue questa finitura da qualsiasi stampa o lavorazione chimica.

In orologeria il clou de Paris si applica su quadranti, lunette, corone, ponti di movimento e, più raramente, su casse. La versione su superfici piane è più semplice da eseguire; quella su superfici curve, come la lunetta bombata del Piaget Andy Warhol, richiede un controllo costante dell'angolo di taglio per mantenere le piramidi proporzionate su tutta la superficie. Su un quadrante convesso le piramidi devono inclinarsi gradualmente verso l'esterno seguendo la curvatura: un errore di passo si vede subito, perché la riflessione si rompe.

La distinzione tra clou de Paris stampato e tornitore è reale e conta. Alcune maison applicano il motivo a stampo su serie più ampie: il risultato è più uniforme ma meno vivo, perché la lamina si deforma invece di essere incisa. Il clou de Paris eseguito a macchina da tornio restaurata, come nel caso del Daniel Roth Extra Plat Souscription lavorato presso La Fabrique du Temps, produce piramidi con spigoli netti che interagiscono con la luce in modo nettamente diverso.

Esiste anche una variante, il clou triangulaire, dove la sezione del rilievo è triangolare invece di quadrangolare. Parmigiani Fleurier lo ha adottato sul Tonda PF Sport Chronograph in sostituzione del classico grain d'orge (barleycorn), ottenendo un effetto visivo più tagliente e contemporaneo pur restando dentro la tradizione del guilloché a mano. Sul movimento, il clou de Paris compare spesso sui ponti in oro rosa, come nei calibri Toric di Parmigiani: in quel contesto la funzione è puramente decorativa, ma il lavoro richiesto è identico a quello sul quadrante.

Dal banco aggiungo una cosa che non trovo mai scritta: la qualità del clou de Paris si valuta controluce, non in luce diretta. Girando lentamente il pezzo, le piramidi devono accendersi e spegnersi in modo omogeneo su tutta la superficie. Se ci sono zone opache o irregolari, o il passo non era costante o la macchina aveva gioco nel mandrino.

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