Lo Speedmaster nasce nel 1957 come cronografo per piloti da corsa, non come strumento spaziale. La selezione NASA arriva otto anni dopo, nel 1965, e trasforma un orologio già maturo in un riferimento tecnico che dura ancora oggi. Vale la pena tenere separati questi due filoni — la storia commerciale e la storia militare-spaziale — perché i collezionisti che li inseguono sono spesso persone diverse.
Sul piano dei movimenti, lo Speedmaster ha attraversato tre generazioni principali. Il Calibro 321, colonna a ruote e costruzione raffinata, equipaggia i modelli dalla prima serie CK2998 fino ai primi anni Settanta, incluso l'esemplare indossato durante le missioni Apollo. È il più ricercato sul mercato secondario: gli esemplari in buone condizioni sono scarsi e il prezzo lo riflette. Il 321 è stato reintrodotto su alcune serie recenti con fondello espositore, che permette di apprezzarne la costruzione. Il Calibro 861 e la sua evoluzione 861/1861/3861 rappresentano la continuità produttiva dal 1968 fino a oggi. Il 3861, versione attuale del Moonwatch Professional, porta il co-assiale e la certificazione Master Chronometer, ma mantiene la carica manuale — scelta precisa, perché le EVA (attività extravicolari) richiedono un orologio affidabile anche a temperature estreme dove il display digitale dell'X-33 Skywalker può cedere.
Le lancette Alpha sono il dettaglio visivo che distingue i primissimi modelli: profilo allungato e affusolato, introdotte con il CK2998 e associate alla missione Sigma 7 del 1962 con Wally Schirra. Le lancette a bastone bianche arrivano dopo e diventano lo standard del Professional. La nuova serie First Omega in Space recupera le Alpha sia sui ponticelli centrali sia sui contatori, rispettando la coerenza visiva dell'originale.
Sulla lunetta tachimetrica, due dettagli identificano i modelli storici: il Dot Over Ninety (DON), il punto sopra il 90 a destra, e il Diagonal to Seventy, il punto inclinato verso il 70. Assenti per anni, sono stati reintrodotti nelle versioni anniversario più recenti. Il simbolo NAIAD inciso sulla corona — un dettaglio dei primissimi Speedmaster, poi scomparso — ricompare anch'esso come segnale di continuità con la prima generazione.
I quadranti tropicali meritano un cenno a parte. Non sono difetti: sono il risultato dell'ossidazione della vernice originale, accelerata dall'esposizione alla luce. Il viraggio cromatico, che va dal nero al marrone cioccolato fino al tabacco, è irripetibile e ogni esemplare è diverso dall'altro. Sul mercato questo li premia in modo significativo. Infine, la configurazione reverse-panda — contatori chiari su fondo scuro, invece del classico panda con contatori neri su fondo bianco — è una variante che Omega propone a cicli irregolari e che ogni volta trova un mercato pronto.