In orologeria la sincronizzazione non è un'operazione sola: è una famiglia di soluzioni tecniche che rispondono tutte alla stessa domanda pratica, ossia come fare in modo che l'orologio al polso segni la stessa ora di un riferimento esterno, o che due oscillatori interni battano in accordo tra loro.
Il metodo più diffuso è l'hacking, detto anche stop-seconds o seconds-hack. Quando si estrae la corona, una lamella metallica tocca il bilanciere — o la ruota dei secondi, a seconda del calibro — e lo ferma di netto. Il meccanismo è semplice: si estrae la corona, si aspetta che la lancetta dei secondi di un riferimento raggiunga lo zero, si spinge la corona. L'orologio riparte esattamente al secondo. Senza hacking bisogna invece tentare di indovinare il momento giusto, con un margine di errore che può arrivare a trenta secondi. Quasi tutti i movimenti moderni, automatici o manuali, montano l'hacking come standard; la sua assenza su un calibro contemporaneo è quasi sempre una scelta stilistica o di costo. Nei movimenti certificati cronometro l'hacking è considerato requisito di fatto, non di regolamento.
Una variante meno comune è il meccanismo zero-reset: invece di fermare il bilanciere, riporta la lancetta dei secondi sulla posizione delle dodici al momento dell'estrazione della corona. Il risultato pratico è lo stesso — sincronizzazione al secondo — ma la cinematica interna è diversa e il gesto ha un'efficacia più immediata per chi non conosce la posizione corrente dei secondi.
Sul fronte opposto, quello della sincronizzazione automatica, il riferimento più preciso oggi disponibile in un orologio da polso è il segnale GPS. Il calibro Seiko 5X83 montato sull'Astron, per citare un caso concreto, aggiorna l'ora e il fuso orario interrogando i satelliti; la precisione dichiarata è ±15 secondi al mese anche in assenza di ricezione GPS, il che già lo rende migliore di qualunque meccanico non regolato. Le celle solari integrate nel quadrante alimentano il processo senza batterie tradizionali.
C'è poi la sincronizzazione tra oscillatori, che è un capitolo diverso e molto più antico. Christiaan Huygens la osservò nel 1665 su due pendoli appesi allo stesso asse: tendevano a battere in fase, stabilizzandosi a vicenda. Armin Strom ha industrializzato questo fenomeno in un orologio da polso nel 2016 con la Resonance Clutch Spring brevettata da Claude Greisler. Una molla fisica connette i due bilancieri: ciascuno oscilla autonomamente ma la connessione meccanica li sincronizza in risonanza, aumentando la stabilità della marcia e la resistenza agli urti minori rispetto ai sistemi di risonanza senza contatto fisico. Non conosco altri costruttori che abbiano applicato una soluzione analoga in produzione seriale, ma il principio è teoricamente replicabile.