Almanacco del Cinturino

Ponti

I ponti sono le piastre metalliche fissate sulla platina che chiudono dall'alto gli assi dei componenti del treno di ruote, tenendoli in posizione e garantendo il loro allineamento. Senza di loro il movimento non regge: ogni albero ha bisogno di due appoggi, uno in basso nella platina e uno in alto nel ponte. Questo è il punto di partenza, tutto il resto viene dopo.

Dal banco ho imparato che la forma del ponte racconta l'epoca e la scuola costruttiva. Negli orologi da tasca dell'Ottocento si usavano i finger bridges, strutture allungate che ricordano dita distese, ognuna dedicata a un singolo asse. Il tre ponti di Girard-Perregaux, con le tre lame orizzontali in oro che corrono parallele attraverso il calibro, è l'esempio più noto di questa filosofia portata a sistema: architettura e decorazione coincidono. L'architettura pillar movement, usata da manifatture come Moritz Grossmann, è un'altra soluzione: platine e ponti lavorano insieme a colonne, con nervature larghe tipiche della scuola di Glasshutte.

Il materiale cambia funzione e aspetto. Il German silver, cioè l'argentana, una lega di rame-nichel-zinco senza argento vero, era lo standard storico delle manifatture tedesche perché si comporta bene sotto utensile e tiene le finiture a lungo. Oggi si usano anche titanio e leghe esotiche, spesso trattati PVD per ottenere superfici nere o antracite che creano contrasto visivo nei movimenti a vista.

Le finiture sui ponti sono l'indice più diretto del livello di una manifattura. Le Côtes de Genève sono strisce parallele incise su tutta la superficie; i traits tirés sono una variante più sottile adottata, tra gli altri, da Audemars Piguet sul Code 11.59. La côte unique di Vacheron Constantin crea un pattern di linee ancora più serrato. La Côte de Fleurier di Parmigiani è una finitura geometrica proprietaria. Il random guilloché di De Bethune, con il suo andamento irregolare a onda, rompe la logica ripetitiva di tutti gli altri. Nessuna di queste finiture migliora la precisione: esistono per dichiarare quanto lavoro c'è dentro.

La scheletratura interviene proprio sui ponti: si asporta metallo nelle zone non strutturali, lasciando nervature sufficienti a reggere gli assi. Farlo bene richiede di ripensare l'architettura da zero, come ha fatto Hermès con l'H1978S, dove ponti e platina seguono i contorni della cassa quadrata fin dal disegno originale. Farlo male produce ponti fragili che si deformano col tempo. Quando ricevo un movimento scheletrato da restaurare, la prima cosa che guardo è la sezione residua dei ponti: lì si capisce se il lavoro è stato fatto con criterio o solo per effetto.

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