Il bronzo non è un materiale, è una famiglia di leghe. In orologeria questo dettaglio conta, perché due casse entrambe chiamate «in bronzo» possono comportarsi in modo completamente diverso nel tempo.
La lega classica è rame-stagno. Il CuSn8 — 92% rame, 8% stagno — è lo stesso usato storicamente nell'hardware nautico e nei sommergibili: resistente alla corrosione marina, lavorabile, ma soggetto a ossidazione intensa se lasciato senza manutenzione. Scurisce rapidamente, può virare al verde-azzurro e, in caso di contatto prolungato con la pelle sudata, lascia tracce verdognole. È per questo che molti produttori montano un fondello in acciaio inossidabile: non per ragioni strutturali, ma per proteggere il polso dalla verderame. Il CuSn6 di Christopher Ward ha comportamento simile ma con una patina leggermente più uniforme, mentre il CuAl8 di Baltic e il QAl9-4 usato in alcuni diver sostituiscono lo stagno con l'alluminio, che forma ossidi superficiali stabili e protettivi. Risultato: patina più scura e controllata, quasi nessun rischio di macchie verdi.
Il bronzo all'alluminio — cupro-alluminio — è la scelta dei produttori che vogliono contenere la manutenzione. Bremont usa il CuAl7Si2 per la Terra Nova: ipoallergenico, più duro del bronzo classico, invecchia lentamente con tonalità dorate e sfumature rossastre. IWC e Tudor si sono orientati verso leghe simili per gli stessi motivi. Il Bronze Gold di Omega (37,5% oro più palladio e argento) è un caso a parte: la corrosione è quasi assente, la patina è sottile, e la lega è pensata per avvicinarsi esteticamente all'oro rosato senza cedere alla morbidezza di quel metallo.
La patina è il centro di tutto il discorso sul bronzo. Non è un difetto né un fenomeno casuale: è l'ossidazione progressiva del rame a contatto con ossigeno, umidità e anidride carbonica. Ogni esemplare invecchia secondo il proprio microclima — il clima di residenza del proprietario, la frequenza d'uso, il tipo di pelle, persino la dieta. Due orologi identici comprati lo stesso giorno sviluppano patine diverse dopo un anno. Alcuni collezionisti accelerano il processo con metodi domestici; io sconsiglio: il risultato tende a essere disomogeneo e artificiale. La patina guadagnata lentamente ha una profondità che quella forzata non avrà mai.
Una nota tecnica che le riviste trascurano: il bronzo sandblastato patina diversamente dal bronzo lucidato. La superficie satinata ha più area esposta, quindi l'ossidazione parte prima e avanza più regolarmente. Il bronzo lucidato può mantenere il colore dorato più a lungo nelle zone di contatto con le dita, mentre le zone di ombra scuriscono prima, creando contrasti marcati. Né l'uno né l'altro è superiore: dipende dall'effetto che si cerca. Il PVD «bronzo» applicato sull'acciaio non partecipa a nessuno di questi processi: è un rivestimento che imita il colore ma non invecchia, e nel tempo si consuma invece di evolversi.